Il Retargeting oltre a Google

Behavioral retargeting advertising

Si parla sempre più spesso negli ultimi tempi di Retargeting (o “Remarketing”  per dirla con Google), e ormai quasi tutti abbiamo ormai capito di che cosa si tratta:

Annunci pubblicitari veicolati attraverso la rete che inseguono (letteralmente) gli utenti che hanno compiuto determinate azioni sul nostro sito per cercare di portarli a compiere l’azione di conversione desiderata.

A livello tecnico, il “gioco” è reso possibile dall’utilizzo dei cookie (avete presente quelle onnipresenti barre di avviso inserite ormai su tutti i siti europei a partire dalla primavera scorsa?) che identificano un utente – o più precisamente un browser utilizzato da un utente su un determinato computer – associando il codice univoco memorizzato nel cookie ad una lista di utenti a disposizione dell’inserzionista.

Perché è tanto efficace questa innovativa forma di pubblicità? Perché si tratta di inviare dei messaggi specificatamente studiati a determinati gruppi di persone che già hanno manifestato un certo interesse verso la nostra offerta commerciale ma che per un qualche motivo non hanno compiuto l’azione di conversione desiderata.

I motivi per cuila conversione non si è verificata possono essere diversi, e a seconda dell’azione compiuta dall’utente nel sito, possiamo in una certa misura essere in grado di dedurli. Ciò permette in uno step successivo di personalizzare la comunicazione inviando all’utente messaggi mirati che lo persuadano a completare l’azione abbandonata precedentemente.

A un livello meno complesso comunque, anche la semplice esposizione prolungata alla comunicazione di brand ha un effetto di aumento della brand awareness e della familiarità/riconoscibilità del marchio in grado di migliorare la sua immagine e di conferirgli maggiore affidabilità aumentando quindi  la propensione all’acquisto dell’utente alla visita successiva.

Il tutto può essere ottenuto a costi decisamente minori rispetto all’utilizzo di media tradizionali (non fosse altro per l’elevata capacità di targeting degli utenti che permette di spendere meglio il proprio budget pubblicitario). Inoltre, concentrando gli investimenti pubblicitari verso utenti che hanno già dimostrato interesse verso il tuo marchio è generalmente possibile ottenere un ROI più elevato rispetto anche alle altre campagne su canali digitali.

Il Retargeting oltre Google

Del Retargeting su piattaforma Google (aka Remarketing) ne abbiamo già parlato in questo post, ma Google non è l’unico servizio a disposizione dei Publisher per organizzare campagne di questo tipo… e nemmeno è il più ampio in termini di copertura offerta!

Un altro fornitore molto importante e single-media di servizi di Retargeting è Facebook, che permette di fare campagne di retargeting sia inserendo il “pixel” nel proprio sito e quindi indirizzando i messaggi pubblicitari solo agli utenti che lo hanno giàvisualizzato (o una determinata pagina nel nostro sito), sia inserendo indirizzando i propri messaggi verso un elenco di clienti specifico composto da indirizzi email, numeri di telefono oppure ID utenti.

Oltre a questi (e altri) servizi offerti da fornitori specifici esistono poi numerose piattaforme che offrono la possibilità di organizzare campagne di Retargeting su più network pubblicitari contemporaneamente, permettendo quindi di “sparare” i propri messaggi attraverso più provider contemporaneamente (compreso Adsense, Facebook, Twitter, e molti altri) e più device. Fra queste citiamo le principali: AdRoll, Chango / Rubicon, ReTargeter e Perfect Audience.

Scritto da    |   aprile 29th, 2016   |   Nessun commento
Gianpaolo Pavan
Gianpaolo Pavan

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