Parla quanto scrivi, scrivi quanto parli

Sappiamo che sul web c’è tanto, tanto rumore.

La libertà di accesso al web e la proliferazione delle diverse forme di user generated content hanno dato voce a tante persone con cose interessantissime da dire,  a giovani con idee e a adulti che fino al momento non avevano la piattaforma giusta per esprimersi. L’altra faccia della moneta è che, ovviamente, le porte sono aperte alla pubblicità abusiva, al parlare per parlare e, ancora peggio, a quelli che hanno come unico obiettivo danneggiare le persone con le loro parole.

La facilità per scrivere su Internet e i contesti in cui scriviamo (social network ad esempio), hanno fato che l’atto di scrivere in sé sia diventato una modalità in più del parlare, per cui la maggior parte delle regole sono passate a miglior vita. A livello di creazione di contenuti, l’atto della scrittura è però sicuramente diverso, e dovrebbe andare al di là del semplice riempimento delle pagine, come molte volte accade.

Joan Maragall, uno scrittore della fine del periodo del rinascimento della letteratura catalana, descrive nella sua Elogia della Parola come il troppo parlare (nel nostro caso, il parlare a voce e il parlare su internet in confronto allo scrivere per internet) ci lasci indifferenti davanti alle espressioni degli altri, come la nostra abitudine di parlare troppo abbia rubato le parole del loro vero senso, deteriorandone il significato per farle diventare rumori che prendono la forma di un concetto generale e non più entità con potere proprio.

Qua rischio di diventare troppo poetica per il gusto di alcuni, ma credetemi che le parole che vi cito a continuazione sono piene di significato. Dice Maragall nella sua Elogia:

Dovremmo parlare molto meno e solo per un forte desiderio di espressione: quando lo spirito trema di pienezza e le parole sorgono come i fiori in primavera (…) quando un tralcio non ne può più della primavera che ha dentro, tra le foglie nasce un fiore come espressione meravigliosa. Non vedete nel silenzio delle piante l’ammirazione di aver fiorito? Così è quando dalle nostre labbra esce la vera parola

Il problema rimane quello di dire troppo, e soprattutto di dire troppo senza dire niente.  Parlare (a voce e sui social) è molto semplice, mentre scrivere (contenuti) richiede del tempo e sforzo. Se scrivessimo così tanto come parliamo, da tutta la quantità di bozze e proposte ne uscirebbe qualcosa di significativo. Se parlassimo quanto scriviamo invece, limitando la nostra produzione orale ai tempi e all’impegno che dedichiamo ad una produzione scritta, sicuramente le nostre parole sarebbero più ricche e quello che diciamo più interessante.

Certo, come copywriter ci troviamo a volte nella posizione di dovere scrivere su argomenti a noi sconosciuti o a cui non teniamo particolarmente. Non possiamo ingannarci, in questi casi le produzioni porteranno sicuramente più tempo e non saranno frutto della passione che invece rifletteranno altri nostri testi, ma cerchiamo comunque di identificare certe idee chiave utili e interessanti da trasmettere. Non è quindi scrivere a senso vuoto come purtroppo accade spesso in siti web con pagine e pagine di testo con significato  assolutamente scapolo, ma parlare sul web applicando le regole della scrittura, la coerenza e il processo creativo che dovrebbe seguire tutta produzione scritta, che sia in formato cartaceo o digitale.

Scritto da    |   ottobre 27th, 2011   |   Nessun commento
Alba Lorente

Lascia un commento