La generazione in salita

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I Millennial sono la generazione più intelligente e meglio educata di sempre. Eppure, i loro genitori spesso li trattengono dal raggiungere il massimo del loro potenziale, afferma Robert Guest

 

SHEN XIANG VIVE in un cantiere di Shanghai all’interno di un container che condivide con almeno sette altri giovani lavoratori. Dorme in una cuccetta e si lava in un secchio. “È scomodo,” dice. Eppure non paga affitto, e il tragitto per andare al lavoro consiste di due o tre passi. Il Signor Shen, classe 1989, arriva da un villaggio di “montagne, alberi, e fiumi”. È un lavoratore immigrato, nonché figlio di due immigrati, ed è quindi sempre stato un cittadino di seconda classe nel proprio paese.

In Cina, molti servizi pubblici nelle città sono riservati a coloro che hanno un hukou (permesso di residenza). Nonostante delle recenti riforme, è ancora difficile per un immigrato rurale ottenere un hukou per una grande città. Il Signor Shen è stato escluso dall’accesso alle scuole governative di Shanghai, anche se i suoi genitori ci lavorano. Invece, si è dovuto accontentare di una scuola peggiore nel proprio villaggio d’origine.

Ora pittura gli hotel. La paga è buona – 300 yuan (47 dollari) per una giornata lavorativa di 11 ore – e ci sono più lavori a Shanghai che in campagna. La sua ambizione è “sposarmi più in fretta che posso”. Ma non se lo può permettere. Ci sono molti più giovani uomini che giovani donne in Cina, poiché moltissimi figli femmine sono stati abortiti nei decenni passati. Le donne di oggi si possono quindi permettere di essere esigenti. Il Signor Shen una volta aveva una fidanzata, ma la famiglia di lei ha chiesto che lui le comprasse una casa. “Non avevo denaro sufficiente, e ci siamo lasciati,” ricorda. Il Signor Shen dubita che sarà mai in grado di acquistare un appartamento a Shanghai. In ogni caso, senza il giusto hukou, i suoi figli qui non riceverebbero sussidi educativi o assistenza sanitaria. “Non è giusto,” dice.

Ci sono 1,8 miliardi di giovani nel mondo, circa un quarto della popolazione totale. (Questo rapporto definisce “giovane” un’età compresa tra circa 15 e 30 anni.) Ogni generalizzazione riguardo a un gruppo così vasto dovrebbe essere presa con enormi molle. Ciò che è vero per i giovani cinesi potrebbe non applicarsi ai giovani americani o burundesi. Ma i giovani hanno un qualcosa in comune: sono cresciuti nell’era degli smartphone e all’ombra di un disastro finanziario globale. Essi si preoccupano del fatto che sia difficile acquisire un’educazione buona, un impiego stabile, una casa, e – prima o poi – un partner col quale creare una famiglia.

Le aziende sono ossessionate dal comprendere in che modo i “millennial” pensino, per meglio reclutarli o vendergli prodotti. I consulenti producono rapporti senza fine che spiegano come i Millennial amino condividere, abbiano costantemente bisogno di elogi, e così via. Gli opinionisti si preoccupano del fatto che i Millennial dei paesi ricchi non sembrino mai uscire dall’adolescenza, con il loro costante postare selfie sui social media e il loro desiderio di “spazi sicuri” nelle università protetti da idee sconfortanti.

Questo rapporto assume una visione globale, dal momento che l’85% dei giovani vive in paesi in via di sviluppo, e si concentra su problemi pratici, quali educazione ed impiego. E sosterrà la tesi che i giovani siano una minoranza oppressa, tenuta indietro dai propri anziani. Certamente non sono come altri tipi di minoranze. I loro “oppressori” non vogliono fargli del male. Al contrario, spesso li amano e li allevano. Molti addirittura farebbero volentieri scambio di posto con loro.

Per certi aspetti, i giovani non se la sono mai passata così bene. Sono più ricchi e probabilmente vivranno più a lungo di qualunque altra generazione precedente. Sui loro smartphone hanno accesso a tutte le informazioni del mondo. Se sono di sesso femminile oppure omosessuali, nella maggioranza dei paesi godranno di libertà che i loro predecessori si sarebbero potuti soltanto immaginare. Sono anche più svegli di qualsiasi altra generazione passata. I punteggi medi sui test d’intelligenza sono stati in crescita per decenni in molti paesi, grazie a una migliore nutrizione e all’educazione di massa.

Eppure molto del loro talento sta venendo sprecato. Nella gran parte delle regioni, hanno quasi il doppio della probabilità rispetto ai propri genitori di essere disoccupati. Più del 25% dei giovani nelle nazioni a medio reddito e il 15% in quelle ricche sono NEET: non studiano, non lavorano, e non si stanno formando. Il mercato del lavoro in cui stanno entrando è più competitivo che mai, ed in molti paesi le regole sono truccate a favore di coloro che già hanno un impiego.

L’educazione è diventata così costosa che molti studenti incorrono in pesanti debiti. Gli alloggi sono anch’essi divenuti più costosi, specialmente nelle megalopoli connesse globali, in cui ci sono gli impieghi migliori. I giovano desiderano trasferirsi in tali città: oltre a paghe migliori, offrono entusiasmo e una selezione più ampia di altri giovani con cui uscire o sposarsi. Eppure i limiti all’offerta di alloggi rendono ciò difficoltoso.

Per entrambi i sessi la strada per la maturità – dalla scuola fino al lavoro, matrimonio, e figli – è diventata più lunga e complicata. In gran parte, questa è una cosa positiva. Molti giovani ora studiano fino ai 25 anni e rimandano il fare figli fino quasi ai loro 40 anni. Formano famiglia più tardi in parte perché lo vogliono, e in parte perché stanno impiegando più tempo per mettere radici nella propria carriera e per sentirsi finanziariamente sicuri. Purtroppo, nonostante progressi nei trattamenti di fertilità, l’orologio biologico non è stato ancora resettato per accomodare le moderne carriere lavorative.

Nel corso della storia umana, i vecchi hanno sovvenzionato i giovani. Nei paesi ricchi, tuttavia, la corrente ha cominciato a cambiare. Ronald Lee della University of California, Berkeley, e Andrew Mason della University of Hawaii hanno misurato quanto le persone guadagnino a varie età in 23 paesi, e quanto esse consumino. All’interno dei nuclei familiari, il trasferimento intergenerazionale scorre ancora quasi interamente dai più anziani ai più giovani. Tuttavia, nei paesi ricchi, la spesa pubblica favorisce pensioni e assistenza sanitaria agli anziani prima dell’educazione dei giovani. In cinque dei 23 paesi nel campione di Lee e Mason (Germania, Austria, Giappone, Slovenia, e Ungheria), il flusso netto di risorse (pubbliche e private) si sta ora dirigendo dai giovani verso gli anziani, che tendono ad essere più ricchi. Mano a mano che le società invecchiano, se ne aggiungeranno molti di più.

I politici nelle democrazie ascoltano le persone che li votano, cosa che i giovani fanno raramente. Solo il 23% degli americani tra i 18 e i 34 anni ha votato nelle elezioni di metà mandato del 2014, rispetto al 59% degli over-65. Nell’elezione generale britannica del 2015 solo il 43% dai 18 ai 24 anni ha votato, mentre lo ha fatto il 78% degli over-65. In entrambi i paesi, il partito preferito dei votanti più anziani ha vinto con ampio margine. “La mia generazione ha un enorme interesse nelle cause politiche, ma una scarsa fiducia nei partiti politici,” dice Aditi Shorewal, editrice di una testata studentesca al King’s College di Londra. Nelle autocrazie i giovani sono ancora più disillusi. In un sondaggio, solo il 10% degli intervistati Cinesi pensava che le prospettive di carriera per i giovani dipendessero più dal duro lavoro che dalle amicizie di famiglia.

Tutti i paesi dovranno lavorare più duramente per dare ai giovani una chance equa. Se non lo fanno, i talenti di un’intera generazione potrebbero venire sprecati. Ciò non solo sarebbe immorale; sarebbe anche pericoloso. Persone giovani ed arrabbiate a volte scatenano rivoluzioni, come dimostrano i despoti rovesciati durante la Primavera araba.

 

Articolo originale su Economist.com.

 

Scritto da    |   agosto 6th, 2016   |   Nessun commento

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