I nuovi Gigolo arrivano dall’Oriente, attraverso la rete

Questa settimana vorrei condividere con voi una notizia che mi ha lasciata abbastanza perplessa e che in qualche modo si ricollega al discorso fatto da Francesca nel post di ieri, ovvero ai rapporti interpersonali che si vengono a creare (o che finiscono) grazie (o per colpa) della rete.

Pare infatti che dall’estremo Oriente arrivi una nuova moda in campo di relazioni, che ha invaso l’Europa e anche gli Stati Uniti: si tratta degli Hosto. Questo nuovo tipo di professionista altro non è che un accompagnatore, gigolo, escort, che dir si voglia.

A Tokio questi professionisti sono richiestissimi e le signore interessate ad un accompagnatore per una serata di gala, per una cena o per un cinema possono prenotare il loro Hosto attraverso internet: molti di loro lavorano per conto di agenzie ed i loro “profili” vengono quindi inseriti in un database cha raccoglie tutti i “collaboratori” dell’agenzia, altri lavorano in proprio ed hanno siti personali, altri ancora preferiscono prendere contatto con le clienti attraverso gli host club (normali bar, nei quali – oltre ai drink- si possono scegliere anche i ragazzi), mentre i più intraprendenti fermano le clienti per strada.

Per loro è assolutamente offensivo il paragone con i gigolo, dato che il loro business -sostengono- è quasi del tutto slegato dalla sfera sessuale. Preferiscono definirsi piuttosto degli agenti, solo che invece che commercializzare un prodotto, loro commercializzano la loro persona e non necessariamente in senso fisico: Issei, hosto che lavora ad Osaka dice che: «Quando la gente mi chiede cosa fa un hosto, rispondo che vende sogni. In altre parole, recitiamo una parte in una storia d’amore fasulla». Il fatto che spesso queste uscite a pagamento non comprendano un rapporto sessuale non dipende solo dal naturale pudore della società giapponese, ma da una precisa e cinica strategia di marketing degli hosto: “Dopo aver fatto sesso con una ragazza, non c’è più niente che io possa darle. Presto si annoierà e non tornerà più. Ecco perché si tende a non avere rapporti sessuali”.

La rete quindi è il veicolo di queste relazioni “a noleggio”, e la rete è anche il mezzo che ha contribuito alla diffusione di questa professione anche negli Stati uniti ed in Europa; la figura dell’uomo-Geisha si è fatta talmente largo nell’immaginario collettivo e nel mondo occidentale, da dare lo spunto ad alcuni film del passato, come Midnight Cowboy (’69), American Gigolo (’80) e ad alcuni più recenti Wedding Date- Un amore in prestito, fino ad arrivare alla recente serie televisiva Hung giapponesi dedicati a questa nuova professione.

Negli Usa sono richiestissimi, soprattutto dalle donne in carriera che, come in Giappone, li affittano come accompagnatori piuttosto che come amanti. In Italia invece questo business include invece spesso anche prestazioni sessuali, anche se sono frequenti anche i semplici casi di accompagnamento (ad esempio per matrimoni, cerimonie importanti ecc.). Manuela Mazzi, autrice del libro Un gigolo in doppiopetto sostiene che «Ciò che rende diversi i gigolo dalle escort è la concorrenza: la scarsa quantità di gigolo rispetto ai numero di donne che desiderano togliersi un simile sfizio, fa sì che le clienti siano generalmente molto abbienti e, prima di arrivare al dunque, si facciano coccolare con i cosiddetti preliminari, che per l’occasione trasformano il gigolo anzitutto in un accompagnatore da sfoggiare in pubblico».

Il fenomeno potrebbe essere analizzato sotto una duplice prospettiva: da un lato in Europa la figura dell’Hosto si avvicina forse di più al gigolo, quindi è il corrispettivo maschile delle prostituta, e come ben sappiamo questa professione è strettamente legata alla prestazione sessuale.
In Giappone e negli States, come abbiamo visto questi ragazzi spesso vengono contattati per fare da consulenti, amici, consiglieri o finti fidanzati e sono quindi molto più che semplici oggetti sessuali: dietro a queste serate a pagamento si nasconde infatti la timidezza che le nuove generazioni hanno sviluppato in tema di rapporti interpersonali, il disagio sociale e l’insicurezza cronica dei giovani nel creare rapporti affettivi.

Paura di fallire? Impossibilità di instaurare veri rapporti? Vergogna nell’ammettere di non avere un compagno? Tu cosa ne pensi?

Serena

Scritto da    |   gennaio 14th, 2012   |   1 Commento
Serena Rigato

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