Il diritto all’oblio sul web: le reazioni di Google e gli altri motori di ricerca

Google e il diritto all'oblio

Il tema del diritto all’oblio è sicuramente uno dei temi caldi del momento sul web, sia per il forte grado di novità dell’argomento, sia per i delicati risvolti che comporta per gli utenti della rete.

Ma andiamo con ordine. Il dibattito sul diritto ad essere dimenticati è stato aperto da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio scorso, che si era pronunciata in merito al ricorso di un cittadino spagnolo che sosteneva di avere il diritto di far rimuovere i link presenti sul motore di ricerca che facevano riferimento a gravi problemi economici in cui era incorso ormai più di 15 anni fa. Poiché i problemi in questione erano in seguito stati completamente risolti, il signor Gonzalez ha sostenuto davanti al Garante per la privacy spagnolo, che queste informazioni non fossero oggi più rilevanti e addirittura lesive della sua privacy, aprendo un contenzioso contro Google e il quotidiano online che manteneva pubblicata la notizia. La Corte – confermando la sentenza del Garante – ha intimato a Google Spain di rimuovere i link dai suoi risultati di ricerca, riconoscendo come applicabile per intero la legge sulla privacy nei confronti dei motori di ricerca , mentre ha riconosciuto le eccezioni per attività giornalistiche e il diritto all’informazione per la testata online che così può mantenere la notizia pubblicata. Inoltre, essendo stata la sentenza emanata da un organo con giurisdizione europea, questa è applicabile solo all’interno dei paesi dell’Unione, con il paradosso che se si accede dalla versione americana di Google o di qualunque altro paese, i risultati rimangono comunque visibili.

La maggiore contraddizione della sentenza tuttavia è che una notizia può essere mantenuta pubblica in rete da una testata giornalistica online, ma non può essere ricercabile tramite i motori di ricerca. Questo è il paradosso che ha portato David Drummond – responsabile affari legali di Google – ad avanzare qualche riserva sulla sentenza con cui Google si dichiara in disaccordo, ma che ha comunque accettato cercando di incoraggiare il dibattito sul tema del bilanciamento fra il diritto all’oblio e il diritto ad essere informati ed il ruolo dei motori di ricerca in questo ambito.

In seguito alla pubblicazione della sentenza della Corte di giustizia europea, Google ha creato un form appositamente dedicato alla raccolta delle richieste di rimozione dei link da parte degli utenti, seguito anche da Bing. A due mesi dalla pubblicazione del suo form, Google ha ricevuto oltre 90.000 richieste di rimozione di link dai risultati di ricerca, per vagliare le quali ha istituito un team di esperti sul tema con lo scopo di trovare il giusto equilibrio fra il diritto delle collettività ad essere informati e il diritto alla privacy del singolo individuo. Il compito assegnato al Comitato consultivo sul diritto all’oblio è quello di valutare nel merito ogni richiesta ricevuta da Google, ma allo stesso tempo anche di incoraggiare il dibattito sull’argomento allo scopo di sanare le incongruenze venutesi a creare con la sentenza. Un passo dell’editoriale di Mr. Drummond apparso sul Guardian alcuni giorni fa chiarisce bene la difficile posizione in cui i motori di ricerca europei si trovano ad operare in seguito alla sentenza.

 

Gli esempi che abbiamo visto finora evidenziano i difficili giudizi di valore che i motori di ricerca e la società Europea devono ora affrontare: ex politici che vogliono far rimuovere messaggi che criticano le loro politiche quando erano in carica; criminali violenti che chiedono di cancellare articoli sui loro crimini; recensioni negative su professionisti come architetti e insegnanti; commenti che la gente ha scritto (e che ora si pente di avere scritto). In ciascun caso, qualcuno vuole che siano nascoste delle informazioni, mentre altri potrebbero volerle ben visibili. (ilPost.it, 11/07/2014)

 

Si tratta chiaramente di decisioni difficili, in grado di influire sulla vita di molte persone, e che forse non dovrebbero essere lasciate nelle mani dei singoli motori di ricerca, con la possibilità che Google cancelli un risultato mentre Bing o Yahoo continuino a mantenerlo. Senza considerare il merito delle decisioni: può essere un’azienda a decidere se la collettività deve essere informata o meno di una certa notizia, per quanto – almeno Google – si affidi al giudizio di persone esterne, imparziali e con un solido background sull’argomento?

È evidente che la sentenza della Corte europea apre numerose questioni che dovranno essere affrontate dalle istituzioni, e il dibattito sull’argomento è solamente all’inizio. Un dibattito che tuttavia ha portato all’attenzione questioni importanti e delicate che è giusto non vengano taciute. Staremo a vedere!

 

Scritto da    |   luglio 29th, 2014   |   3 Commenti
Gianpaolo Pavan
Gianpaolo Pavan

3 Responses to Il diritto all’oblio sul web: le reazioni di Google e gli altri motori di ricerca
  • Annamaria scrive:

    Io mi trovo molto bene su Google e non vorrei che fosse tolto!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Marco scrive:

    Ottimo articolo ben spiegato e completo, un’ulteriore pezzo da aggiungere alle conoscenze SEO di ogni professionista.
    Gli argomenti sono trattati in modo colmpleto ed esauriente.
    Complimenti!

    • Gianpaolo Pavan Gianpaolo Pavan scrive:

      Ciao Marco, grazie per i complimenti!
      Spero di essere riuscito a gettatare un po’ di luce, in modo più possibile imparziale, su un argomento importante quanto spinoso come quello del diritto all’oblio, che comporta risvolti assai delicati da un punto di vista etico.
      Noi continueremo a tenerci aggiornati – e aggiornarvi – sugli sviluppi di questo tema, cercando di mantenerci obiettivi e completi come anche tu ci hai incoraggiato a essere!

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