Da link-building a link-earning!

Quando si parla di link-building, può capitare di pensare ad una tecnica antica, sorpassata se non addirittura dannosa. Ma è proprio vero? Beh, se partiamo dal presupposto che qualità sembra essere diventata la parola preferita da Google, e che alcune tecniche di link-building un tempo in voga ormai non vengono più utilizzate, allora potremmo essere d’accordo con queste affermazioni.

Ma c’è un ma: se da un lato è vero che alcuni metodi per ottenere link sono spiccatamente innaturali e quindi non visti di buon occhio, d’altro canto è vero che cercare di avere dei link in entrata non è un reato. Quello che sicuramente bisogna fare è passare da una strategia di ottenimento di link facili, veloci (e spesso poco validi) alla ricerca di metodi forse più dispendiosi a livello di tempo ed energia, ma con tutta probabilità più efficaci. Insomma, i link bisogna guadagnarseli, e infatti al momento si può parlare, usando un termine più corretto, di link-earning anziché di link-building. Ecco come si potrebbe applicare questo concetto ad alcune tecniche di link-building “storiche”:

link-building-vs-link-earning

  • Blog commenting: per evitare di risultare spammosi, sia agli occhi del motore di ricerca che degli amministratori (che ci devono approvare link e commento), meglio evitare di inserire un nome utente mutuato da una keyword, preferendo invece il proprio nome reale. Anche il tipo di commento è importante: se il nostro contributo è veramente interessante per quella specifica nicchia di mercato, difficilmente saremo visti come spammer. Difficile? Certo, soprattutto se ci troviamo a gestire progetti diversi, di diversi settori (e non abbiamo una conoscenza enciclopedica), ma prendersi un po’ di tempo per informarsi sulla materia e scrivere quindi un commento pertinente alla fine risulta vantaggioso. È facile capire quando i commenti sono scritti in maniera standard, replicabili in diversi blog di settore, e quindi spammosi. L’ideale sarebbe scegliere alcuni blog di settore veramente validi e far sentire la propria voce (affidabile e autorevole) in questi.
  • Forum commenting: anche in questo caso la vecchia tecnica di mettere keyword-rich anchor text come firma, o all’interno del commento, rischia di non essere vista di buon occhio. Come detto per l’attività di blog commenting, anche nel caso di risposte a discussioni nei forum le parole d’ordine devono essere pertinenza e utilità: se inseriamo una risposta ad un commento che risulta davvero utile a chi legge, risulteremo opportuni e autorevoli, e oltre a piazzare un link pertinente potremmo anche veicolare traffico al sito, dando una fonte davvero utile a chi sta cercando quello che stiamo offrendo.
  • Directory: per evitare che l’inserimento del sito nella directory risulti più dannoso che altro, perché il sito scelto non è valido, cerchiamo di assicurarci di alcune cosette, diffidando in particolare di quei siti che sembrano facilitarci anche troppo il lavoro (teniamo in mente il termine link-earning), quindi i siti in cui tutti i link vengono accettati, senza nessuna revisione e senza nessun distinguo. Se si tratta di siti di nicchia, che valutano uno a uno i siti proposti, allora possiamo cominciare a farci un pensierino. Occhio anche alle directory a pagamento: se paghiamo, meglio assicurarci che lo facciamo non semplicemente per avere l’inserimento immediato del link, ma per ottenere una vera e propria revisione del sito.

In conclusione, il passaggio da link-building a link-earning comporta la necessità di prestare maggiore attenzione da una parte al tipo di siti in cui si sceglie si pubblicare, dall’altra alla qualità del nostro intervento: se è vero che il link bisogna guadagnarselo, bisogna mettere in conto un po’ di fatica in più!

Scritto da    |   aprile 20th, 2015   |   Nessun commento
Francesca Tessarollo

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