Copyright, copyleft e circolazione delle idee

Ho letto di recente un articolo, o meglio, due articoli correlati, pubblicati sull’inserto domenicale del Corriere della Sera, che si ricollegano in parte al post di Serena della settimana scorsa e in generale all’argomento quanto mai attuale della libera circolazione delle idee e del web come strumento per veicolarle.

circolazione delle idee

Gli articoli in questione, scritti da Ernesto Ferrero (direttore della Fiera del Libro di Torino) e Giulio Giorello, riguardano il copyright e, termine forse meno conosciuto ma parente stretto del copyright, il copyleft. Un chiaro gioco di parole per un termine nato in ambito informatico (e legato alla free software foundation di Richard Stallmann) allo scopo di permettere lo sviluppo dei linguaggi di programmazione e che solo apparentemente si pone in antitesi col termine copyright.

Il copyleft può essere descritto come una tipologia di gestione dei diritti d’autore, che si basa sulla scelta, da parte dell’autore dell’opera (che mantiene in quanto tale i diritti sull’opera stessa) del tipo di licenza che desidera applicare. In questo modo l’autore non nega il diritto alla riproduzione dell’opera, ma anzi dà il permesso di diffondere, utilizzare, e in certi casi modificare l’opera stessa, purché vengano rispettate delle condizioni essenziali (ciò non deve essere fatto a scopo di lucro, per esempio).

Senza entrare troppo nel tecnicismo del concetto di copyleft, possiamo però fare delle considerazioni su come questa pratica sia perfettamente coerente con i tempi in cui viviamo, tempi caratterizzati da un’estrema necessità e da un evidente desiderio di comunicazione ed espressione da una parte (entrambi stimolati dalla diffusione del web), e dal tentativo da parte di alcuni paesi e governi di reprimere e arginare tale tendenza dall’altra.

La libertà di espressione e la libera circolazione delle idee sono sicuramente dei diritti ormai acquisiti da molti di noi, dei diritti a cui certamente non siamo disposti a rinunciare, ma quando si parla di copyright, diritti d’autore e royalty il discorso si complica. Perché, come sottolineato da Ferrero, un’abolizione totale del copyright potrebbe avere delle conseguenze a dir poco negative sulla produzione intellettuale e culturale (chi sarebbe disposto a sostenerne i costi? Lo Stato, notoriamente non molto propenso a supportare letteratura, cultura e tutto quello che ci gira attorno? I mecenati che non esistono più? Le banche, ormai alle prese con ben altre questioni?). D’altra parte, però, rimanere ancorati ad una vecchia idea di copyright potrebbe precluderci molte strade, perché, come evidenziato da Giorello, il controllo eccessivo del consumo di un’idea si porrebbe come un ostacolo alla crescita scientifica e anche a quella economica. Senza abolire il copyright, bisognerebbe però cercare una soluzione che dia delle garanzie agli autori di un qualsiasi tipo di opera, senza però barricarsi dietro la scusa della proprietà intellettuale col rischio di favorire monopoli e sfavorire invece il dibattito delle idee.

Una sfida complicata, ma che probabilmente non è ormai più possibile rimandare.

Scritto da    |   gennaio 25th, 2012   |   Nessun commento
Francesca Tessarollo

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