Come cambia la strategia SEO da quando Google cripta le ricerche? (keyword “not provided”)

Come forse saprai, dalla fine di settembre Google ha deciso di criptare e proteggere la privacy del 100% degli utenti che effettuano ricerche utilizzando di standard il protocollo “https://” (prima invece fornito solo a utenti loggati oppure a chi utilizzava la barra di ricerca di Firefox):

Parola chiave: le parole chiave cercate dai visitatori vengono di solito rilevate nell’ambito dei referral dei motori di ricerca. Questo vale per la ricerca organica e a pagamento. Nota, tuttavia, che se viene utilizzata la ricerca SSL (ad es. se l’utente ha eseguito l’accesso a un account Google o utilizza la barra di ricerca di Firefox), il valore impostato per la parola chiave sarà (non fornito).

Fonte (non ancora aggiornata): Guida Google Analytics

Naturalmente questa decisione non è un fulmine a ciel sereno, anzi è l’epilogo di un processo iniziato nel lontano 2011:

Crescita del not provider sulle keywords organiche di Google

Grafico che evidenzia il trend di crescita mese per mese delle keywords organiche “not provided” (non fornite da Google Search)

Tralasciando il discorso giusto o sbagliato, essendo dipendenti da Google dobbiamo prendere atto di questa nuova imposizione; credo sia inutile lamentarsi o adirarsi contro la dittatura… molto meglio concentrare le proprie energie per ripianificare le strategie web analytics e naturalmente anche SEO.

[Aperta parentesi] >>> “La SEO non è morta e sino a quando i motori di ricerca saranno utilizzati dagli utenti resterà viva e vegeta!” <<< [Chiusa parentesi]

Quindi, rimbocchiamoci le maniche…

Come cambiano le strategie SEO nel momento in cui tutto il traffico organico sarà indicato come not provided?

Il dato di fatto l’impossibilità di fare affidamento sulla rilevazione delle keywords organiche utilizzate dagli utenti Google per accedere ai nostri siti: è stato bello, fantastico, orgasmico… ma è ora di voltare pagina e andare avanti.

Credo profondamente che ogni SEO debba trovare la propria via testando, condividendo e riprovando… ma in questo post spero di darti qualche spunto di riflessione:

  1. Associare alla visita “not provided” il contenuto visitato oppure il tag title della pagina. Questa strategia ci permetterà di “intuire” l’argomento di interesse del visitatore proveniente da Google / Organic, in funzione appunto del pagina di atterraggio. Nel profilo Google Analytics del sito va quindi creato un FILTRO AVANZATO seguendo queste indicazioni:
    Filtro avanzato di Google Analytics per tracciare keywords not provided

    Esempio di filtro avanzato per associare alle visite np (Not Provided) all’url visitata dall’utente

    Nell’esempio selezionando come campo B -> estrai B il valore “URL della richiesta” associamo alla visita np (not provided) appunto l’url della pagina di atterraggio. Nel caso in cui le tue url non fossero parlanti puoi associare in alternativa il Tag Title della  landingpage selezionando “Titolo pagina” al posto di “URL della richiesta”. Se nemmeno il title è parlante, beh.. forse il not provided è l’ultimo dei tuoi problemi! 🙂

  2. Suddividere in macro categorie (a me piace chiamarli argomenti) tutte le parole chiave che utilizzerai per l’ottimizzazione del sito. Mi spiego: è bene strutturare la strategia di scelta delle keywords secondo grandi contenitori come: parole chiave prioritarie (generiche), keypharse di coda lunga (molto specifiche), marchi trattati, keywords geolocalizzate (dove nella ricerca è esplicata una specifica località), parole chiave legate al brand o al nome di dominio, etc. Successivamente, grazie proprio al filtro avanzato, potrai analizzare le performance dei gruppo di keywords basandoti sul traffico organico sviluppato proprio in relazione a quei contenuti
  3. Utilizzare altri tool esterni per incrociare i dati in relazione alla visibilità organica. In particolare mi riferisco a strumenti online come Semrush.com che scansionano e rilevano i posizionamenti organici e PPC di qualsiasi sito internet (incluso il tuo e quello dei tuoi concorrenti!!!) nelle prime 2 pagine dei motori Google delle principali lingue, dove miracolosamente ci siamo anche noi italiani! 🙂 I vantaggi di questo tool stanno principalmente nelle possibilità di estrapolarne i dati tramite accesso API e nel consultare dati storici (in italiano “.it” da settembre 2010, per l’internazionale “.com” invece da gennaio 2008)
  4. Testare le keywords e trovarne di nuove pianificando campagne Adwords mirate. Si hai capito bene, il furbone non cripta la fonte di traffico “Google / ppc” così da darti ancora la possibilità di analizzare e ottimizzare al meglio l’investimento in PPC (Pay Per Click su Adwords). In pratica il motore californiano ha deciso di rendere a pagamento i dati di traffico e performance relativi alle keywords! Non dimenticarti che Google è fra le prime 10 aziende al mondo quindi è normale che escogitino nuove vie commerciali per continuare a crescere!
  5. Posizionarsi organicamente sugli altri motori di ricerca e analizzare le KPI (keywords performance indicator). Chiaro, i dati statistici saranno decisamente minori perché Bing e Yahoo! non se li fila praticamente nessuno.. ma sono convinto che un SEO debba raccogliere e analizzare quanti più dati possibili e sino a quando ce lo permetteranno: ne approfitterei!

Col not provided, ancora una volta il SEO si reinventa, evolve e trae dalla propria esperienza nuove soluzioni.. non è proprio per questo continuo stimolo che abbiamo deciso di diventare ottimizzatori di contenuti per i motori di ricerca? E tu, come affronterai questa sfida?

Un abbraccio,
Michele

Scritto da    |   ottobre 2nd, 2013   |   Nessun commento
Michele De Capitani

Lascia un commento