Cina: un passo avanti e due indietro

Sembrava suonassero campane di cambiamento negli ultimi giorni in Cina nell’ambito della libertà di informazione. Cambiamento limitato e controllato, è vero, ma cambiamento comunque.
Si parlava tra le sfere tecnologiche (estere, ovviamente) che la Cina avesse intenzione di aprire una sorta di “distretto tecnologico” con accesso ad internet senza restrizioni. Lo scopo di questo distretto non era ancora ben chiaro.

La cosa si è conclusa purtroppo con un ennesimo motivo per indignarsi davanti all’ipocrisia e al poco rispetto che il governo cinese mostra ripetutamente per le libertà fondamentali dei suoi cittadini.

Infatti, c’è un nuovo distretto tecnologico, la città di Chongqing. E finalmente si avrà accesso completo e senza censure a tutti i siti ed applicazioni web mondiali. Attenzione però, arriva la bomba: è aperto solo ed esclusivamente a cittadini non cinesi e alle aziende estere!!!

La Cina ovviamente non vuole essere indietro rispetto a paesi come il Giappone e l’India che oggi ospitano server di grandi aziende americane e europee, e per assicurarsi di mantenersi ai livelli di questi paesi è disposta a giustificare la breccia nel GWF (il Great Fire Wall of China) .

La sfacciataggine a livello di interessi economici delle autorità è così grande da pretendere di appropriarsi di una fetta del mercato del cloud computing, la tecnologia che dovrebbe renderci più liberi, alleviarci da restrizioni e dinamizzare non solo il modo in cui produciamo e gestiamo le informazioni ma anche il modo in cui le viviamo perpetrando comunque le proprie regole di censura.

Infatti, il gigantesco investimento (772 milioni di dollari) è terreno vietato ai cittadini del paese che lo ospita! E’ il ritorno al “chinese and dogs not allowed”??? Perché come forse avrete capito, anche se un cinese lavora per un’azienda estera con sede nel distretto, per il solo fatto di essere cinese non ci potrà entrare!

Gli sforzi del governo cinese per controllare la popolazione sono malsani e per fortuna sia i cinesi che il resto del mondo ha ormai capito l’antifona. Da qui possiamo solo augurarci che le aziende abbiano il buon senso di non affidare le loro preziose informazioni a questo distretto che già prima di aprire puzza di trappola per gli stranieri e di umiliazione per i nazionali.

Voi cosa ne pensate?

Alba

 

Scritto da    |   giugno 30th, 2011   |   Nessun commento
Alba Lorente

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