in Google Analytics - 29 set, 2011
da Alba Lorente - Commenta
“Le medie nascondono la verità in modo molto efficace”

Quando si lavora (o ci si diverte :)) con l’analitica web, di tanto in tanto succedono delle cose straordinarie. Sono momenti nei quali scopriamo un qualcosa di inaspettato, una “tendenza nascosta” che ci regala la stessa sensazione che dovevano esperimentare quelli che trovavano dell’oro alla fine del diciannovesimo secolo in California.

Su questi pattern però non ci si arriva per caso. Infatti il più delle volte gli scopriremo tramite la manipolazione di set di dati e l’uso di strumenti statistici e di previsione. Come afferma la frase che dà titolo a questo post, enunciata dal re dell’analitica web Avinash Kaushik, considerare i dati come entità statiche da osservare e non da rielaborare rischia di occultarci conoscenze preziose.

Google Analytics può senz’altro aiutarci a identificare degli aspetti particolari dei quali dopo potremo andare a confermare la validità. A questo fine, sono particolarmente utili i filtri e i segmenti avanzati. Anche se la funzione di tutti e due gli strumenti è la stessa, isolare dell’insieme di dati raccolti dei sub-set particolari, filtri e segmenti avanzati sono da usare in modo diverso e complementare.

I segmenti avanzati permettono, nelle varie visualizzazioni di Google Analytics, di dividere il totale complessivo in base a certe caratteristiche. In questo modo possiamo visualizzare per ogni elemento della dashboard (quindi tutti i fattori all’interno dei menù visitatori, sorgenti di traffico e contenuti) dei dati specifici ad esempio per il traffico a pagamento e paragonarlo al traffico dai referral  o al totale della pagina. Meglio ancora, possiamo lasciare in disparte le visite con rimbalzo o vedere le differenze di comportamento tra nuovi visitatori e visitatori di ritorno.

I filtri sono invece adatti per trattare dei set di dati che vorremo studiare sempre in modo indipendente come ad esempio il traffico di visitatori da un paese in particolare, e anche per eliminare “rumori” che possono alterare la realtà dei dati, come il traffico interno che viene dal nostro proprio computer o dai computer aziendali.

I segmenti quindi sarebbero il primo passo per intuire delle differenze tra gruppi di utenti, anche perché ci permettono segmentare dati storici. I filtri invece ci servirebbero per studiare certi set di dati in profondità dal momento che stabiliamo il filtro (quindi non in base a traffico storico ma ai nuovi dati in entrata),  permettendo anche una sorta di “doppia segmentazione”, già che uno dei limiti dei segmenti è l’impossibilità di combinargli nella comparativa temporale.

Google Analytics ha 3 filtri predefiniti ai quali potete accedere da Gestione Filtri nella sezione Impostazioni Analytics: escludere traffico da un dominio o da un indirizzo IP, che servono a ignorare il traffico che generate voi o la vostra azienda e includere traffico a una sezione particolare del sito, che permette monitorare esclusivamente un sub dominio del sito, magari dedicato a una campagna in particolare. Inoltre potete creare dei nuovi filtri in base alle variabili che vi interessa monitorare.



ATTENZIONE: mentre i segmenti permettono visualizzare i dati senza alterare le informazioni, i filtri raccolgono unicamente i dati che voi specificherete. Di conseguenza, è fondamentale creare un primo profilo/filtro che includa tutto il traffico al sito e dopo creare gli altri filtri in base ai gruppi che desiderate isolare.

Un filtro sicuramente interessante da creare è quello dei nuovi visitatori e dei visitatori di ritorno. Questi due gruppi sono categorie che vorremo sempre studiare in modo separato, mantenendo comunque attraverso i segmenti la possibilità di fare comparative veloci. Filtrando le visite degli utenti che entrano nel nostro sito per la prima volta e di quelli che ci ritornano potremo infatti vedere quali contenuti del nostro sito attirano di più l’attenzione delle persone che non ci conoscono, e quali ci servono a fidelizzare gli utenti che già ci hanno visitato in altre occasioni.

In più, la navigazione all’interno di un sito dei visitatori nuovi è diversa di quella dei visitatori di ritorno, già che possono non conoscere certi percorsi, sezioni o chiamate all’azione. E’ possibile ad esempio che la pagina dedicata a una promozione sia normalmente visualizzata dai visitatori che conoscono il sito ma che risulti difficile di trovare per i nuovi utenti. Filtrando le visite in questo modo riusciremmo a capire questo aspetto che ci sarebbe scappato se considerassimo  tutti gli utenti nello stesso insieme di dati. In più, i visitatori nuovi hanno un tasso di abbandono molto più alto che possiamo cercare di diminuire identificando le pagine di uscita di questo gruppo e il loro flusso di navigazione.

L’implementazione di filtri è sicuramente più complessa di quella dei segmenti avanzati (questa procedura per escludere il traffico interno tramite un cookie si può applicare al traffico esterno di visitatori di ritorno). A lungo termine però è il miglior modo di studiare certe categorie di visitatori. Inoltre, i filtri permettono segmentare il funnel di conversioni, cosa per ora non possibile con i segmenti.

Cosa dite, ci state a giocare con i dati?

Alba

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