Google diventa semantico per fornire subito risposte

Che Google abbia concentrato una buona fetta dei propri investimenti agli studi sulla semantica non lo scopriamo certo oggi.

Però in questi giorni possiamo vederne i risultati nelle SERP (pagina dei risultati) che poi è la vera cosa che conta per chiunque abbia un sito internet e ci tenga al SEM (Search Engine Marketing) e sopratutto alla SEO (Search Engine Optimization). Infatti iniziano a spuntare i primi test (Google prima di mettere in produzione qualsiasi modifica la fa testare ai propri utenti) di layout dove il motore fornisce non più solamente una serie di links che trattano e sono attinenti alla parole chiave ricercata ma, comprendendo esattamente l’esigenza dell’utente, restituisce vere e proprie risposte nella sidebar di destra:

La ricerca semantica di Google

Google quindi sta evolvendo da motore di ricerca universale (Google Universal Search) a motore di ricerca semantico, in grado di interpretare «il modo in cui gli umani comprendono il mondo».

Si prospetta una nuova sfida all’orizzonte per tutti noi che in qualche modo “dipendiamo” dalla “Big G”, in fondo è proprio la croce-delizia del nostro lavoro: «siamo costrestretti al cambiamento perché l’uomo evolve così proprio come mutano le sue esigenze».

Per tanto, quando scriviamo testi concentriamoci anche sull’aspetto semantico, perchè sarà il prossimo futuro nel campo del “search marketing”, sino alla prossimo step!

Un abbraccio,
Michele

Google Penguin – Benvenuti allo Zoo!

E’ risaputo che in questi ultimi anni Google stia investendo parecchio nella lotta contro lo SPAM, quindi in sviluppo di nuovi algoritmi in grado di individuare comportamenti scorretti e perciò penalizzare i siti che non rispettano le regole di buon gusto e qualità (i dogmi di Big G).

Google Penguin - Filtro antispam del motore di ricerca

Quindi dopo il Panda Update di Agosto (data italiana) il team di esperti di Google (Matt Cutts in realtà sono già settimane che ne parla esplicitamente) ha dichiarato l’imminente rilascio di un nuovo algoritmo di penalizzazione: Penguin Update.

Insomma, lo Zoo SEO si pregia di annoverare fra le proprie fila un nuovo animaletto simpatico che adora siti di qualità e odia siti spam. In particolare il Pinguino sarà un occhio vigile su:

FATTORI POSITIVI AL POSIZIONAMENTO

  1. Utilizzo di tecniche White-hat (quindi che rispettano al 100% le norme di Google in fatto di qualità, ottimizzazione e promozione dei siti internet)
  2. Ottimizzazione delle performance del sito in termini di velocità e riduzione tempi di caricamento, se hai lavorato in questo senso, Matt Cutts promette una lauta ricompensa! :-)
  3. Usabilità del sito e fruibilità dei contenuti
  4. Contenuti di qualità
  5. Strategie di marketing efficaci
  6. Integrazione e popolarità sui Social Network

FATTORI NEGATIVI AL POSIZIONAMENTO

  1. Keyword-Stuffing (utilizzo di liste di parole chiave o ripetizioni troppo dense di chiavi di ricerca), non è assolutamente una novità ma Penguin darà probabilmente il colpo di grazia a questa forma di black-hat (sono curioso di vedere se sarà applicata a tutti i settori, per esempio l’Adult queste tecniche sono tuttora molto presenti ed efficaci). Esempio di keyword stuffing:Esempio di keyword stuffing - Tecnica black hat bloccata da Penguin
  2. Partecipare a schemi di links, anche in questo caso la lotta di Google a queste tecniche di scambio link oppure di creazione network per alterare il PageRank era già a buon punto. Con il Pinguino probabilmente saranno strette ulteriormente le viti. Quindi il consiglio è quello di: a] non creare network proprietari isolati dove i siti si autolinkano creando delle vere e proprie isole nel web (prima di auto-linkarti assicurati di avere tanti backlinks da siti di qualità!)  b] non fare scambio/acquisto link (lo dico da sempre ma ora il cerchio si stringerà ancor di più su queste tecniche che in fondo fino ad oggi funzionavano ancora, anche se certamente non benissimo)
  3. Bassa qualità contestuale del link: questo è un concetto innovativo, anche se da qualche anno c’era il forte sospetto che Google valutasse il link in funzione di vari fattori come: posizione, testo circostante, anchortext, etc. Ora è certo, il motore di ricerca californiano ha la tecnologia per captare eventuali abusi da evitare come: a] eccesso di backlinks con “anchortext furbe” (cioè ricevere troppi links con la stessa parola chiave cliccabile)  b] forzatura della contestualità, ciò significa che i links sono “forzati” all’interno di un contenuto, quindi la semantica della frase risulta errata e di difficile lettura. Esempio direttamente fornito da Google (in inglese e credo che la scelta del settore non sia casuale): Esempio di link spam forzati all'interno del contenuto

La data di rilascio del nuovo algoritmo Penguin non è ancora definita, solitamente Google fa le sorprese da un giorno all’altro! A differenza di Panda l’aggiornamento avverrà simultaneamente per tutte le lingue/nazioni e prevede un impatto sulle SERP anglofone del 3,1%, del 3% per quelle tedesche, cinesi e arabe.

Però, ritengo che questo algoritmo vada a colpire specialmente siti e portali di webspammer professionisti e questi risiedono per la maggiore in: Russia, Cina, Polonia e Est-Europa.

Quindi non è il caso di allarmarsi, gli animali lasciamoli allo ZOO!… in fondo se si è lavorato bene senza SPAM, i nostri siti dovrebbero trarne un gran bel giovamento! :-)

Naturalmente resto a disposizione per analizzare il tuo sito e verificare che tutto sia ok per il nuovo animaletto di casa Google. :P

Un abbraccio,
Michele

Te lo dico con una foto! L’era della comunicazione per immagini

Dire che viviamo in una società delle immagini, di questi tempi, è quanto di più vero si possa affermare, e con società delle immagini non si intenda tanto una società che dà più importanza alle apparenze che ai contenuti e ai significati (ma anche su questo si potrebbe disquisire a lungo), quanto piuttosto una società in cui la comunicazione sembra passare sempre più attraverso foto, video e immagini in generale.

comunicazione per immagini

La comunicazione verbale sarà quindi soppiantata da una comunicazione per immagini? Beh non si potrà arrivare a tanto, ma certamente le immagini stanno acquisendo un peso sempre maggiore nel campo della comunicazione. Non si scopre certo l’acqua calda affermando che le immagini – a volte – sono più eloquenti ed espressive di mille parole (lo sapevano gli artisti che arricchivano i quadri di simboli “leggibili” anche da chi non sapeva leggere, e lo sanno le agenzie di pubblicità che puntano, oltre che sugli slogan, anche e soprattutto sulle immagini persuasive), ma l’importanza della comunicazione per immagini sembra sia esplosa con lo sviluppo del web e dei social network in particolare, senza dimenticare la diffusione di smartphone, tablet e altri strumenti che permettono di immortalare e condividere tutto quello che ci va.

Basta fare una breve rassegna delle ultime novità riguardanti il mondo del web e dei social per rendersene conto, se non l’avessimo ancora capito: il successo di Pinterest, il nuovo social che permette di condividere e organizzare immagini per categorie tematiche, e che è passato, in soli nove mesi, da 1,2 a più di 11 milioni di utenti; l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook; il gran numero di like e commenti che immagini e video raggranellano nelle bacheche dei social (secondo il centro studi dell’Harvard Business School il 70% delle attività su Facebook si concentra sulle foto); il lancio del nuovo diario di Facebook, il cui layout sicuramente privilegia le immagini rispetto a quello precedente. Tutto ciò ci dà la misura di quanto le immagini stiano diventando sempre più importanti nel web e , di conseguenza, nel campo della comunicazione.

Come fare redirect 301 con Silverstripe (CMS OpenSource SEOFriendly)

Ogni giorno mi imbatto in nuovi CMS (Content Management System), ogniuno con le proprie caratteristiche, peculiarità e difetti.

Redirect 301 con SilverStripe

Attualmente, mi capita spesso di lavorare su SilverStripe, un CSM OpenSource con un’ottima community di sviluppatori. Proprio per questo, anche se abbastanza giovane, SilverStripe è un buon CSM anche perchè ha già le principali funzioni SEO-Friendly native.

Vista questa predisposizione però, in caso di restyling dove è fondamentale – per recuperare traffico e backlinks – realizzare redirect 301 puntuali da pagine vecchie a pagine nuove è necessario usare particolari impostazioni di mod_rewrite per eseguire appunto i reindirizzamenti tramite il file htaccess.

Redirect 301 con SilverStripe

La riscrittura delle url di SiverStripe viene eseguita appunto tramite il file .htaccess presente nella ROOT del sito, in particolare le stringhe coinvolte sono queste:

RewriteRule .* sapphire/main.php?url=%1&%{QUERY_STRING} [L]
### SILVERSTRIPE START ###
<Files *.ss>
Order deny,allow
Deny from all
Allow from 127.0.0.1
</Files>

<Files web.config>
Order deny,allow
Deny from all
</Files>

ErrorDocument 404 /assets/error-404.html
ErrorDocument 500 /assets/error-500.html

<IfModule mod_alias.c>
RedirectMatch 403 /silverstripe-cache(/|$)
</IfModule>

<IfModule mod_rewrite.c>
SetEnv HTTP_MOD_REWRITE On
RewriteEngine On
RewriteBase /
RewriteCond %{REQUEST_URI} ^(.*)$
RewriteCond %{REQUEST_FILENAME} !-f
RewriteRule .* sapphire/main.php?url=%1&%{QUERY_STRING} [L]
</IfModule>
### SILVERSTRIPE END ###

Questo è il codice standard di SilverStripe per la riscrittura delle URL. Ma se aggiungi il classico comando di 301 all’htaccess appunto per effettuare il “redirect 301″ da una url vecchia a una nuova il reindirizzamento non funzionerà perchè all’url nuova verrà aggiunta la {QUERY_STRING} come da comando presente nell’.htaccess.

Per ovviare a questo problema occorre quindi riscrivere le url vecchie in quelle nuove usando poi il 301 come impostazione del “RewriteRule”.

Vediamo con un esempio:

URL Vecchia = http://www.sitodiesempio.it/vecchia-directory/vecchia-pagina.asp

URL Nuova = http://www.sitodiesempio.it/nuova-directory/nuova-pagina/

Basta inserire la regola di rewrite prima della condizione e riscrittura generica di SilverStripe (riga 24):

RewriteRule ^vecchia-directory/vecchia-pagina.asp /nuova-directory/nuova-pagina/ [R=301,NC,L]

Così da ottenere il nuovo codice comprensivo del nostro bel redirect 301 (ho aggiunto anche due commenti di inizio e fine dell’area di redirect):

### SILVERSTRIPE START ###
<Files *.ss>
Order deny,allow
Deny from all
Allow from 127.0.0.1
</Files>

<Files web.config>
Order deny,allow
Deny from all
</Files>

ErrorDocument 404 /assets/error-404.html
ErrorDocument 500 /assets/error-500.html

<IfModule mod_alias.c>
RedirectMatch 403 /silverstripe-cache(/|$)
</IfModule>

<IfModule mod_rewrite.c>
SetEnv HTTP_MOD_REWRITE On
RewriteEngine On
RewriteBase /

### Inizio: Redirect 301 by Prima Posizione Srl ###
RewriteRule ^vecchia-directory/vecchia-pagina.asp /nuova-directory/nuova-pagina/ [R=301,NC,L]
### Fine: Redirect 301 by Prima Posizione Srl ###

RewriteCond %{REQUEST_URI} ^(.*)$
RewriteCond %{REQUEST_FILENAME} !-f
RewriteRule .* sapphire/main.php?url=%1&%{QUERY_STRING} [L]
</IfModule>
### SILVERSTRIPE END ###

Grazie a questa piccola accortezza potrai creare tutti i redirect 301 dalle vecchie pagine del sito a quelle nuove dopo il restyling.

Buon lavoro,
un abbraccio.
Michele

 

Il contenuto a pagamento gratuito o di come le indagini gratuite hanno un costo

Prolifera questi ultimi tempi nel web una variante delle barriere per accedere al contenuto (o paywall) che sì, sono barriere, ma non sono quelle a cui siamo abituati del tipo “invia un messaggio a questo numero” o “solo 0,99 per accedere a questo articolo”.

Queste sono, invece, barriere come quelle introdotte da Google attraverso Google Surveys, che permettono alle aziende di raccogliere dati di forma completamente anonima attraverso indagini pubblicate sui vari siti. Il vantaggiò e nel costo, molto sotto di quello per le indagini telefoniche tradizionali, ma anche nella profilazione delle persone che possono rispondere alle domande, corrispondenti come per il resto di iniziative sul web, al target dell’azienda.

Il modello è esattamente lo stesso degli annunci testuali o tipo banner che siamo stanchi di vedere in giro: l’azienda paga al proprietario del sito per uno spazio pubblicitario nel quale al posto di un annuncio si trova una indagine. Nel caso di Google Surveys l’azienda paga a Google e Google al publisher come con Adsense.

Google però fornisce un servizio aggiuntivo di organizzazione e presentazione dei dati raccolti che dopo le aziende possono analizzare e usare integrando le proprie ricerche di mercato.

L’accesso quindi a certe notizie o tutorial è condizionale alla compilazione di una survey, che se breve e semplice può causare tanto o meno fastidio come un annuncio normale, ma che se usato in eccesso rischia di bloccare contenuti che prima sarebbero stati visibili anche senza pubblicità.

In altre notizie correlate agli ostacoli al contenuto, ma questa volta sì a pagamento, You Tube Live, il sito dedicato allo streaming di eventi (e adesso probabilmente anche di programmi in diretta) ha annunciato quella che potrebbe essere un vero modello di monetizzazione e cioè che l’accesso a alcuni contenuti in diretta potrebbe essere a pagamento.

In teoria l’idea sembra buona, sono sicura che solo lamentano non aver testato il modello in occasione del matrimonio di William e Kate quando si stima che oltre 400 milioni di utenti si sono collegati al servizio!

A presto!

Alba

Grow the Planet, il social dal pollice verde

Il mondo social diventa sempre più globale e diversificato.

Una notizia che ho letto nei giorni scorsi e che mi ha fatto sorridere, è stata appunto la nascita di un nuovo social, del tutto differente da quelli finora esistenti: sto parlando di Grow the Planet.

Si tratta di una community globale dedicata alla coltivazione dell’orto ed alla sostenibilità ambientale: da una parte quindi nel social si potranno facilmente reperire informazioni su come coltivare in modo corretto ortaggi, alberi da frutto e ogni tipo di pianta, grazie ad interventi di esperti, feedback di agricoltori o di semplici appassionati che di pollice verde ne sanno qualcosa; dall’altra la collaborazione di Grow the Planet con un’associazione importante come Slow Food, che da oltre 26 anni organizza eventi, iniziative e progetti in tutto il mondo per diffondere uno stile di vita sano e rispettoso tanto dell’ambiente quanto delle persone che lo popolano, garantisce un ottimo livello dei contenuti del social.

Con più di 100.000 iscritti in più di 150 Paesi e 2.000 comunità, Slow Food è attualmente il punto di riferimento mondiale per quanto riguarda eco sostenibilità e alimentazione e grazie alla partner chip con Grow the Planet, le due comunità potranno entrare facilmente in contatto, scambiarsi informazioni ed organizzare eventi comuni; nella sezione “Better world” di Grow the Planet sono già presenti molti articoli messi a disposizione degli utenti del social da Slow Food, alla sezione “Impara” invece tanti consigli e trucchi su come coltivare le piante. Già in previsione poi una sezione “Cucina” con le ricette ed i consigli gastronomici per fornire ai “coltivatori 2.0” tante nuove idee per portare l’orto in tavola.

Dalla collaborazione Slow Food e Grow the Planet nasce inoltre un altro progetto, pensato per portare il mondo della coltivazione ecosostenibile nelle scuole e per far conoscere ai ragazzi il territorio e le ricette della nostra terra: “Orto in condotta”, questo il nome del progetto, prevede la possibilità per oltre 400 comunità di apprendimento di iscrivere il proprio “orto scolastico” nel social, e di avere quindi accesso a contenuti gratuiti per gli insegnanti, attività per gli studenti e consigli o ricette per i familiari dei ragazzi, in modo che l’esperienza dell’orto scolastico diventi quanto più formativa possibile.

Una delle caratteristiche più belle del social è infatti la Geolocalizzazione, che permette ad ogni coltivatore – o aspirante tale- di selezionare un raggio di 20-30 km attorno alla propria zona, in modo da poter interagire con persone della stessa comunità e scambiarsi opinioni e consigli; senza considerare che il fatto di creare una comunità di coltivatori della propria zona consente di scambiare semi, terreno, e ortaggi totalmente biologici, consentendo di risparmiare quindi denaro e di mangiare verdure bio a km zero, oltre a permettere agli utenti di organizzare le proprie coltivazioni con gli amici, in modo da creare una comunità locale di “baratto ortaggi bio”.

Quindi mouse alla mano destra, zappa nella sinistra e … che si inizi a coltivare l’orto bio!

Serena Rigato

Il venditore che fa la differenza!

Sono fermamente convinta che un bravo commerciale debba avere delle caratteristiche a livello “genetico” e che poi debba accrescere con il tempo e con l’aiuto che deriva da strumenti utili come la formazione, il proprio Know how.

Ritengo che alcune caratteristiche basilari per definire una persona adatta al ruolo di venditore siano sicuramente la capacità dialettica, la tenacia, l’attitudine al problem solving, ma anche il saper utilizzare tecniche di vendita efficaci, comunicazioni persuasive e tutto ciò che rende personale l’approccio al cliente.

 

Ma cos’è più di tutto che rende abile un venditore? Diciamolo, la competenza, cioè la conoscenza profonda del mercato in cui opera l’azienda per cui lavora, la conoscenza dei servizi o prodotti che offre, ma soprattutto il modo in cui differenziare la strategia di vendita e scegliere il servizio/prodotto da proporre in base all’azienda ed al mercato di riferimento e all’interlocutore che si trova di fronte.

Deve quindi ispirare fiducia, essere il più credibile possibile, perché in quei pochi minuti deve raccontare l’azienda che rappresenta, ma soprattutto se stesso e si gioca ciò che di più importante c’è per lui in quel momento: la vendita, il successo!

Ritengo che il commerciale con il pelo sullo stomaco, colui che deve vendere per forza, sia ormai uno stereotipo superato e che il vero commerciale debba soprattutto essere un consulente, deve capire, deve ascoltare, deve insomma mettere il cliente al centro della propria attenzione e farlo sentire il più importante nella lista delle sue conoscenze.

Vorrei sottolineare quindi che, nulla meglio dell’esperienza che ognuno fa sul campo insegna come fare al meglio il proprio lavoro, ma ritengo anche che la formazione che ad oggi non si basa solo su fasi teoriche (ci sono corsi che lavorano sulle capacità di fare squadra e quindi svolgono vere attività fisiche, con il gioco si impara divertendosi, più velocemente e alla fine si torna bambini, cosa assai piacevole) sia necessaria per acquisire professionalità e sicurezza.

Quindi ricapitolando, una persona che vuole intraprendere questo lavoro, deve avere un’attitudine che va alimentata con la competenza, acquisita attraverso la formazione continua.

Ma non è sempre facile proporre teoria a chi in realtà è abituato alla pratica, chi ha una maturata esperienza, ha ormai radicati comportamenti e abitudini ma sarà sicuramente utile ad infondere sicurezza e rafforzare la credibilità nei contenuti dei percorsi formativi portando la propria esperienza delle casistiche affrontate o delle criticità risolte.

Sottolineo che la formazione non è solo uno strumento utile ad imparare cose nuove o ripassarne di vecchie, è un potentissimo strumento motivazionale atto a condividere insieme al gruppo gli stessi obbiettivi aziendali!

I consumatori parlano: Amazon, we think you’re sexy!

Ogni giorno è una conferma di quanto sia vitale avere domani ieri una presenza sul web. Tutti i settori, anche quelli che meno se lo aspettavano, si trovano ad avere dei benefici in uno o altro modo derivanti dell’avere un sito, un minisito, un qualcosa su Internet.

L’ultima di queste conferme è arrivata questi giorni nella forma di un sondaggio sui retailer più apprezzati negli Stati Uniti. Il bello è che non è stato nessuno dei giganti fisici a vincere ma bensì l’anche gigante, ma non fisico Amazon. Né Wall-Mart, né Target, ma questo negozio online nato a metà degli anni novanta come libreria e che oggi è una delle potenze dominanti nel web, e non solo nella divisione e-commerce.

Amazon si è imposta ai suoi rivali nelle categorie relative alla comodità e affidabilità di acquisto, valori percepiti e rilevanza sociale. Ciò significa che Amazon non è solo preferita perché la comparazione di prezzi e l’acquisto da casa è sicuramente il modo più comodo per comprare, e neanche perché le consegne sono sempre in tempo, ma perché in più riesce a trasmettere un “carattere aziendale” vicino e positivo con il quale i consumatori riescono ad identificarsi.

Da notare la categoria “rilevanza sociale” o “negozio con il quale sei più fiero di essere associato e sul quale condivideresti l’esperienza con il tuo cerchio sociale”. Mentre alcuni si vergognano di dire che comprano i prodotti super discount di Wall-Mart o che vestono di Macy’s, essere cliente Amazon è una fonte di orgoglio. Niente male no?

Il negozio online più popolare nel mondo ha pure raggiunto la seconda posizione nella categoria “rilevanza sensoriale” e cioè l’atmosfera e feel del negozio. Per essere un’azienda che di negozio non ne ha…

Da segnalare la presenza nel top ten di Apple, retailer sì, ma solo dei suoi prodotti. Anche qui, l’esperienza di acquisto, valori del marchio, rilevanza sociale e atmosfera del negozio fanno che il punteggio sia tra le nuvole.

Le strategie non sono quindi unicamente quella di prodotto o prezzo, nemmeno quelle di immagine, ma di sentimento e identificazione. Una storia di successo e di come capire il cliente sia il vero vantaggio competitivo, e di come il web sia lo strumento per raggiungerlo.

E tu, ti chiedi ancora se vale la pena spingere il tuo business sul web?

Forza, salta!

Alba

Corso di formazione per clienti : Prima Posizione fa il tutto esaurito!

Quante volte vi è capitato e vi capita di essere frustrati perché non riuscite a capire come potere, in autonomia, valutare il successo che il vostro sito internet sta avendo nel web?

Per le persone che non sono del settore infatti, l’universo SEO sembra parlare una lingua totalmente diversa dalla nostra, ma in realtà si tratta solo di conoscere gli strumenti che ci possono permettere di analizzare il successo che il nostro sito internet ha all’interno della rete.

Proprio per andare incontro ai clienti ed accompagnarli in un breve e pratico percorso di formazione, i titolari di Prima Posizione, Michele De Capitani e Giuliano De Danieli, hanno pensato di organizzare un corso gratuito finalizzato appunto a formare i propri clienti sull’utilizzo degli strumenti di monitoraggio dei propri siti internet.

Il corso è stato pensato come un appuntamento mensile, che si terrà il penultimo venerdì di ogni mese in orario 10.00- 12.30 presso la nostra sede di viale dell’Industria, 60 a Padova e sarà direttamente tenuto dai membri del nostro staff; l’incontro è quindi un momento di formazione collettiva, nel quale si andranno ad illustrare 2+1 strumenti di monitoraggio dei siti internet, che ci consentono di capire quanti Goal sta realizzando il sito ed in quale modo.

Il numero limite di partecipanti al corso è di dieci persone, proprio per creare l’occasione per una interazione ottimale fra relatori e clienti; alla fine della formazione “tecnica” sugli strumenti di monitoraggio è stata programmata poi un’analisi finale di case histories, che consentiranno ai partecipanti di visualizzare l’applicazione pratica – e reale- degli strumenti appena discussi durante il corso.

La proposta è stata accolta da subito con molto entusiasmo da tutto lo staff di Prima Posizione, anche se rimaneva l’incognita sul successo o meno che l’iniziativa avrebbe riscosso fra i clienti.
Ieri mattina quindi Michele ha inviato una e-mail di invito a tutti i clienti, con una breve spiegazione sull’iniziativa ed un link diretto al form ufficiale di registrazione ai corsi e … beh i clienti si sono dimostrati più entusiasti di quanto ogni nostra più rosea aspettativa potesse immaginare: in un ora sono andati esauriti i dieci posti disponibili per la prima data del corso, il 20 Aprile ed in 24 ore anche i posti disponibili per la seconda data del 18 maggio sono stati assegnati.

Un numero di adesioni così alto ed in così poco tempo è stato proprio una sorpresa inattesa, che ci riempie di orgoglio e non può che farci ben sperare per il futuro delle nostre collaborazioni con i clienti!

I clienti che non si fossero ancora registrati al corso, possono farlo cliccando qui, e prenotandosi per le prossime date.

Serena Rigato

Iran: internet rimpiazzato dall’intranet nazionale

Brutte notizie per gli utilizzatori di internet in Iran. Certo, diciamo che l’Iran già adesso non è esattamente l’oasi felice della libera espressione, ma le ultime nuove ci parlano di un futuro ancora più nero per quanto riguarda il libero utilizzo di internet.

intranet iran

La notizia è stata pubblicata dall’International Business Time, e a noi che siamo abituati ad usare il web tutti i giorni e a firmare petizioni o ad alzare la voce non appena sembra che qualcuno o qualcosa minacci un diritto che ormai diamo per assodato, la notizia sembra quasi provenire da un altro pianeta: il piano del governo iraniano, presentato pochi giorni fa dal ministro per le comunicazioni Reza Taghipour, prevede infatti la creazione di una specie di “intranet” nazionale che andrebbe a sostituirsi ad internet, e che sarebbe naturalmente maggiormente controllabile.

Il piano del governo iraniano si articolerebbe in più fasi: il primo passo comporterebbe il blocco dei servizi Google, Hotmail e Yahoo, che sarebbero rimpiazzati da Iran Mail e Iran Search Engine, il tutto nel mese di maggio. Questa prima fase non comporterebbe quindi il blocco dell’accesso ad internet nel suo complesso, ma “solo” ai siti sopracitati. Il blocco pressoché totale sembra si prepari per agosto, mese previsto per l’entrata in atto della seconda fase del piano, che consisterebbe nella creazione di una vera e propria intranet nazionale al posto di internet e imporrebbe un ulteriore controllo da parte del governo sui siti, che è già molto severo. Il governo impone infatti dei filtri molto severi agli ISP iraniani, ma in futuro la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente: gli unici siti esteri a cui i cittadini iraniani potranno accedere saranno infatti quelli che saranno stati approvati dal governo e inseriti quindi in una “white list” governativa.

web bloccato

Si tratterebbe, di fatto, di un blocco e di una censura pressoché totali di internet, giustificati dal governo iraniano dalla pericolosità del mezzo: sono di poche settimane fa le dichiarazioni del ministro contro internet, accusato di promuovere il crimine, la discordia e l’ateismo e di veicolare contenuti immorali.

Delle dichiarazioni pericolose, oltre che fuori luogo, e un ostracismo, quello del governo iraniano contro internet, che adesso si teme potrebbe essere preso ad esempio anche da altri paesi in cui la libertà di espressione e il libero utilizzo della rete non sono ancora dei diritti assodati.